Si alza il sipario sulla SOS di Bari: X, Y e Z (tre laboratori tematici) inizieranno il 18 luglio

«Con l’anno nuovo nascerà a Bari La Scuola Open Source». Con questa frase, che sa di promessa, avevamo parlato di questo progetto nel settembre del 2015. E come ogni buona promessa che si rispetti, la SOS sta ufficialmente per partire. Quando? Dal 18 al 30 luglio, a Bari. Il progetto è promosso da una comunità di artigiani digitali, maker, artisti, designer, programmatori, pirati, progettisti, sognatori e innovatori del Sud Italia. Ripercorriamo ora le tappe (attraverso una serie di spunti, domande e video) per capire meglio com’è nata l’iniziativa, qual è stato l’iter che ha coinvolto tutta la comunità interessata dal progetto, le difficoltà incontrate ma anche le soddisfazioni, per arrivare fino ad oggi.

Cos’è la SOS e perché la scelta di farla proprio a Bari?

A Bari perché ci piace dare un senso a ciò che facciamo e crediamo che il nostro lavoro cambi il posto dove abbiamo piantato le nostre radici e per effetto di risonanza il mondo che viviamo.

Riguardo cosa sia SOS,  questo video risponde bene alla domanda


Questo è il video che ripercorre il tour organizzato in 5 luoghi dell’innovazione e del progetto: ISIA Firenze, ISIA Urbino, Politecnico di Milano, Density Design e il Fablab di Torino durante il bando CheFare.

X, Y e Z, non sono coordinate ma tre laboratori

Docenti e tutor li stiamo selezionando in questi giorni, ogni laboratorio (tre in tutto) è dedicato a un’area tematica. Tutti e tre i laboratori hanno come fine la co-progettazione della scuola stessa. X è il laboratorio che affronta il tema dell’identità di SOS, della comunicazione, sotto vari punti di vista, da quello valoriale a quello strategico, fino alla definizione di un sistema d’identità e di un sito web. Y è il laboratorio che lavora sugli strumenti che consentiranno alla SOS di funzionare. Siano essi metodologici, software o hardware. Fisici o digitali. Z è il laboratorio che si focalizza sui processi di funzionamento della scuola, attorno ai 4 assi delle attività: ricerca, didattica, co-living, spinoff. L’output di questo laboratorio è una formalizzazione dei processi attraverso cui funziona la scuola, per le diverse tipologie di interazioni. Comunicheremo il 6 giugno la lista dei docenti e dei tutor, aprendo così alle domande di partecipazione (gratuite) con un form online. Le iscrizioni resteranno aperte fino al 5 luglio. Il triplice laboratorio inizierà il 18 e terminerà il 30. Ci sono 20 posti per ogni ambito tematico, per un totale di 60 partecipanti.

Come avverrà la selezione degli studenti?

Ci sarà un form online, nel quale oltre alle informazioni di base (nome, cognome, etc.) sarà necessario spiegare perché si vuole partecipare ai laboratori e quali sono le esperienze passate (CV o Portfolio). Chiederemo di specficare a quale laboratorio si vuole partecipare. Ogni laboratorio avrà un suo coordinatore, che al termine delle iscrizioni analizzerà quanto ricevuto e procederà ad una selezione fatta sulla base della motivazione dei candidati, della loro preparazione, e del contributo specifico che possono apportare.

 

Che materie verranno insegnate?

Non ci sono materie, né recinti o confini. L’idea è che dalla mattina alla sera i partecipanti si spingano, accompagnati dai docenti e dai tutor, in un percorso di apprendimento in situazione attraverso lo svolgimento di un progetto reale: la scuola open source. La didattica è orizzontale e cooperativa, quindi. Le sessioni si svolgono dalle 9.30 alle 19.30 ogni giorno, con un’ora di pausa pranzo. La selezione dei docenti e dei tutor, orientata alla multidisciplinarietà e alla pluralità delle mentalità, crea l’humus nel quale i partecipanti possono “nutrirsi” in modo non lineare, senza percorsi o bordi definiti. Questo approccio è finalizzato alla creazione di osmosi di competenze ed esperienza tra i soggetti coinvolti, favorisce l’empatia e lo sviluppo di senso di responsabilità, permettendo ai partecipanti di creare relazioni (umane e professionali) che non sarebbero potute nascere, senza i laboratori.

Come sono strutturate le due settimane?

12 giorni, esclusa la domenica, di co-progettazione immersiva, da mattina a sera. Persone che provengono da varie parti d’Italia e del mondo, assieme, per ragionare su questa “scuola open source”, per definire assieme questo progetto. Avremo docenti e studenti con background molto differenti tra loro, che lavoreranno fianco a fianco, nello stesso luogo, parlandosi, conoscendosi e cooperando. Questo consentirà di affrontare i temi con un approccio multidisciplinare, creando una contaminazione fra i vari ambiti, in quella che sarà una vera e propria residenza.

Una sorta di residenza.

Poi verrà agosto, e saremo fermi. Il mese successivo si ripartirà, con i preparativi per l’avvio delle attività a pieno regime, che avverrà in ottobre. Questi mesi estivi, dopo xyz, saranno impiegati per sviluppare, implementandole, le soluzioni emerse durante i laboratori. Nella convinzione che “non vi è alcun risultato finale, solo una successione continua di fasi” (come diceva il prof. K.Lynch del MIT di Boston in “L’immagine della città”). Per questo motivo auspichiamo l’organizzazione di un laboratorio XYZ ogni anno, secondo una logica iterativa ed evolutiva.

Queste due settimane sono solo l’inizio di un percorso, una sorta di apertura dell’anno accademico?

Non si tratta che di un incipit, di un percorso che sarà non lineare e modulato si più piani. Lavoreremo con i ragazzi, i pensionati, i professionisti, gli studenti e i ricercatori. Per ogni categoria di audience elaboreremo moduli didattici e progetti di ricerca. Cercheremo di mescolare assieme più categorie e più generazioni, per favorirne la contaminazione reciproca. Creeremo un sistema di membership con una paramoneta (uno degli output di Y) per favorire la nascita di collaborazioni e la sperimentazione di buone pratiche innovative. Il tutto, mettendo continuamente in discussione i format, sviluppandone e testandone sempre di nuovi. Perché l’oggetto del nostro lavoro non sarà solo la trasmissione della consocenza, ma anche lo studio dei processi che la regolano, finalizzato alla creazione di modalità che possano essere più “efficaci” rispetto a quelle utilizzate comunemente.

Tempi e tematiche “flessibili”

L’offerta formativa prevederà corsi e laboratori di diversa natura, semplificando possiamo dividerli per livello di difficoltà e conoscenze propedeutiche in: base, intermedio ed avanzato. I corsi affronteranno tematiche anche molto differenti tra loro, per ambito o tipologia, non si limiteranno esclusivamente alla tecnologia, ma potranno affrontare anche tematiche umanistiche e sociali. La durata dei corsi sarà variabile in funzione della difficoltà del corso o del tema affrontato, quindi potremo avere corsi dalla durata di una settimana o corsi della durata di un mese o più.

 

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Quanto costerà la formazione?

Il laboratorio XYZ è gratuito. L’offerta formativa di SOS avrà elementi a pagamento (costi a seconda della lunghezza del modulo didattico, dei materiali utilizzati nel corso e del numero di docenti) ed elementi gratuiti, come XYZ.

Come si sosterrà economicamente la SOS?

Le fonti di entrata saranno:
progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di un prodotto;
progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di un servizio;
progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo di una tecnologia;
moduli didattici a pagamento;
membership;
base;
pro;
supporter;
sponsor;
donazioni;
project financing;
consulenza.

Ogni modulo didattico partirà quando ci sarà la copertura economica perché possa svolgersi. A tal fine prevediamo funding mix che tengano assieme eventuali crowdfunding, fee di partecipazione, finanziamento di aziende, project financing, e via dicendo. Qui altri dettagli per approfondire questo aspetto.

Quanto è stata strategica la vittoria del bando CheFare, come sarebbe andata altrimenti, c’era un “piano B”?

È stata fondamentale, ma non c’era un piano B. Abbiamo partecipato per vincere. E adesso stiamo partecipando anche a Culturability. Resteremo attivi sul fronte bandi, cercando costantemente strumenti utili alla crescita del progetto.

Quanto è stato difficile arrivare fino a questo grande risultato?

La difficoltà è commisurata alla portata del progetto che persegui. Nel nostro caso abbiamo avuto a che fare con l’inenarrabile lentezza della burocrazia, non ascrivibile a nessuno in particolare come responsabilità, ma insita nel modo stesso in cui sono concepiti gli atti che regolano la vita di un soggetto giuridico.

Ci siamo messi d’impegno nel metterci in difficoltà da soli, ci hanno detto alcuni, per via del nostro CdA composto da 11 persone.

Noi crediamo che questo sia il vero valore del progetto, essere un esperimento nel suo complesso, a partire dalle modalità con cui si costituisce e si autodetermina. Avere un CdA così ampio è in contrasto con la logica paternalistica e autoritaria che spesso connota le aziende. Noi crediamo che si possa fare in questo modo, rimanendo agili ed avendo in più due cose:

– l’impossibilità che l’interesse di uno o di pochi possa prendere il sopravvento rispetto alla linea condivisa dai tanti;

– la pluralità di visioni, esperienze e approcci, che rappresenta una grande ricchezza.

 

Fortunatamente fino ad ora le cose procedono nel modo migliore. Staremo a vedere. Come ogni esperimento che si rispetti, siamo pronti a fallire. Questo accelera il processo e ci permette di perseguire in modo più efficace i nostri obiettivi finali.

 

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Per saperne di più sulla Scuola Open Source ecco alcuni spunti:

→ un documento del progetto, aperto e commendabile,  inviato ed ammesso (tra oltre 700 progetti da tutta Italia) alla fase finale di CheFare.

→ una presentazione sintetica della scuola in slides:
http://www.slideshare.net/LaScuolaOpenSource/sos-eng-presentation

→ il business plan dettagliato della scuola con le proiezioni a 36 mesi
http://www.slideshare.net/LaScuolaOpenSource/sos-bp-draft

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