scuola open source

A Bari è la comunità che crea la scuola (open source), grazie ai laboratori XYZ

Finalmente, dopo tanta attesa, è partita la Scuola Open Source di Bari. Un percorso lungo, cominciato lo scorso anno con una campagna di promozione intensa: prima il lancio di un video, poi la pagina pagina facebook e il tour nelle principali città italiane. Poi la vittoria del bando CheFare. E il 18 luglio si è alzato il sipario su questo nuovo progetto. Qui il resoconto dell’inizio dei lavori.

 

L’avvio non poteva essere più open source di così: tre laboratori di coprogettazione sulle linee di sviluppo della Scuola Open Source (Sos), la startup barese che, grazie alla sua formula e visione, è l’unico progetto del Sud (fra 700 da tutta Italia) ad essersi aggiudicato uno dei tre premi del bando Che-Fare per le migliori idee di innovazione sociale e culturale. Cinquantamila euro di dotazione per una sfida partita da Bari, dalla Puglia, “per aggregare – ha spiegato la presidente Lucilla Fiorentino nella conferenza stampa di presentazione – chi si occupa di ricerca e innovazione in tutte le sue forme, sperimentando sul campo, fra contaminazione e multidisciplinarietà, in un modello aperto e a forte connotazione sociale, che si dedica alla ricerca per il pubblico e il privato, e alla didattica, dai più giovani fino a professionisti e manager”.

 

scuola open source

Tra i partner della scuola anche il Comune e il Politecnico di Bari. “Quando ho incontrato la prima volta questo gruppo di giovani talenti, di innovatori, in cerca di supporto per la loro iniziativa – ha ricordato l’assessore comunale alle Culture, Silvio Maselli – come amministratore non mi è parso vero: proposte concrete da soggetti del corpo sociale, veri agenti del cambiamento, in piena sintonia con le nostre politiche di sviluppo culturale. Per accelerare percorsi fra tradizione e innovazione, tra radici e ali, che valicano i confini territoriali”. Sulla scia il rettore del Politecnico Eugenio Di Sciascio: “Abbiamo subito dato credito al progetto, allo sperimentare con meccanismi formativi diversi, con nuove professionalità e bagagli di esperienze che attraggano una comunità. Modelli e metodi che devono ormai contaminare anche l’Università”.

 

A illustrare l’avvio delle attività a Bari – epicentro la città vecchia, ma vocazione nazionale e  internazionale – sono stati il direttore didattico e vicepresidente della Scuola Alessandro Tartaglia e il direttore scientifico Alessandro Balena.  Si parte dunque con i laboratori XYZ: ossia la creazione della Scuola da parte della sua stessa comunità. Avviati il 18 luglio per chiudersi il 30 luglio, i laboratori sviluppano in modo orizzontale e cooperativo tre ambiti di ricerca/progetto uniti da un filo rosso: X-Identità (che frutterà ad esempio logo e strategie di comunicazione, fino alla definizione di un sistema d’identità), Y-Strumenti (che consentiranno alla Sos di funzionare: dalla strumentazione agli open data, dalla moneta virtuale all’assetto generale) e Z-Processi (il funzionamento attorno ai quattro cardini della Scuola: ricerca, didattica, co-living, spinoff).

 

Multidisciplinarietà e mentalità plurime in full immersion, l’humus ideale per creare osmosi di competenze ed esperienze tra tutti i 24 docenti e tutor e i 60 partecipanti (numero chiuso) che dalle 9.30 alle 19.30 ogni giorno animeranno la Sala Murat e, a supporto, il vicino Isolato 47, la palazzina di tre piani in Strada Lamberti 13, sede della Scuola grazie a una convenzione col Politecnico. Ogni pomeriggio, inoltre, in programma brevi talk di mezzora, aperti e gratuiti, con docenti ed esperti (prenotazioni obbligatorie su http://bit.ly/29NaHmP, max 50 posti).

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Prime considerazioni, segnali emblematici di forte interesse, credibilità e attrattività subito suscitata dalla Sos (che già vanta partnership, oltre che con Comune e Politecnico, anche con Isia Urbino e Lega Coop): docenti e tutor verranno a Bari gratuitamente. Parliamo di esperti di alto profilo, come i direttori di cheFare, Bertram Niessen, e dell’Isia di Urbino, Luciano Perondi; Giovanni Lussu e Giovanni Anceschi, tra i massimi teorici italiani di design; Giacomo Leonzi, cofondatore del primo FabLab italiano, a Torino; o Salvatore Iaconesi, hacker e progettista di fama internazionale. Quanto ai 60 partecipanti, sono stati selezionati fra 199 richieste da tutta Italia e da Germania, Lituania, Serbia, Inghilterra, Olanda, Brasile, Argentina, Colombia: tutti disposti a venire in Puglia a proprie spese (viaggio, vitto e alloggio) per prendere parte all’esperienza.

 

Sos è un hackerspace in cui persone con interessi comuni o affini possano incontrarsi, socializzare o collaborare. È un centro di promozione del riuso in cui effettuare un servizio di raccolta per oggetti con tecnologia obsoleta per promuoverne un riuso intelligente. Ed è infine un FabLab: una piccola officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale, dotata di una serie di strumenti di prototipazione-stampa 3D, taglio laser e altro.

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