Giovanni De Sandre e Gastone Garziera

L’ingegno italiano, la voglia di fare, la ricerca e l’industria

Da Olivetti ai FabLab, dalla Programma 101 ai maker, passando per l’industria, la competizione, le prospettive dei giovani e meno giovani che cercano ambienti favorevoli alla propria inventiva tecnologica. Sono questi i temi toccati nel libro curato da Enrique Canessa e pubblicato dall’ICTP/SciFabLab di Trieste in collaborazione con la Fondazione Make in Italy Cdb.

L'Ingegno italiano, i FabLab ed i Maker

Il titolo, per essere più esatti, è: L’Ingegno italiano, i FabLab ed i maker. È un volumetto fresco di stampa, gennaio 2015, ma scaricabile anche gratuitamente con licenza CC-BY-NC-ND. È la trascrizione, riveduta e ampliata, dell’incontro tenutosi lo scorso ottobre alla presenza di Gastone Garziera e Giovanni De Sandre, nomi storici della tecnologia italiana perché svilupparono la mitica Programma 101 – il primo personal computer della storia. L’incontro era moderato da Paolo Possamai, direttore de Il Piccolo di Trieste. Abbiamo già raccontato proprio in questo blog come quell’incontro tra tecnologia del passato e FabLab sia stato emblematico a partire dall’episodio della cinghia stampata in 3D per riparare un calcolatore di 50 anni fa.

De Sandre e Garziera ripercorrono le loro biografie, che vanno inevitabilmente ad intrecciarsi con la storia di Olivetti. Racconta Giovanni De Sandre: «Ho avuto anche la fortuna di avere come collaboratore Gastone Garziera. Quando, fresco di corsi di formazione per periti neoassunti, è arrivato all’inizio del progetto di quella che sarebbe diventata la P101, io mi potevo considerare appena svezzato, e lui sapeva ancora di borotalco.
Grazie alla sua intelligenza e pazienza è diventato in brevissimo tempo un collaboratore essenziale per vincere la gara a cronometro che avevamo spontaneamente ingaggiato con il mondo intero per arrivare primi

Già, arrivare primi. Ci riuscirono. Ma per vincere la gara non bastava la voglia di fare; serviva anche un ambiente favorevole, che non fosse quello tradizionale di un’azienda, ma un luogo di condivisione che mettesse al centro l’inventiva di chi ci operava. Qualcosa di molto simile agli odierni FabLab. E infatti, risponde Gastone Garziera, «l’ambiente [di un FabLab, ndr] è quello giovane che a me era piaciuto di scoprire al Laboratorio di Ricerche Elettroniche, il know-how c’è, perché qui c’è gente che in quel campo lì sa tutto e se lo va a cercare come facevamo noi. Noi guardavamo le riviste, ci parlavamo fra di noi in corridoio, certe cose ce le ha portate uno che stava facendo un’altra cosa e che cercando quelle sue cose aveva detto: ah guarda, ho visto come si fa l’algoritmo della radice quadrata con somme e shift. Allora De Sandre è andato a vedere e ha trovato.
Quindi era un ambiente in cui c’era una liquidità di know- how, di conoscenze e vedo in questo ambiente dei FabLab la stessa capacità perché tutti sappiamo andare in Internet, andare a trovare, cercare, scambiarsi gli strumenti per progredire e per risolvere.
[…]
Ecco io dico, non sono in grado di capire il fatto economico, ma l’ambiente umano, la ricchezza di know- how, la voglia di fare è quella dei nostri tempi, e questo mi ha fatto un piacere enorme, mi ha fatto tornare indietro di questi 50 anni

  • L’Ingegno Italiano, i FabLab ed i Maker
    Dialogo a quattro voci con Giovanni De Sandre, Gastone Garziera, Alessandro Ranellucci, Paolo Possamai
    a cura di Enrique Canessa
    2015 / ISBN 978-9295003-57-6
    gratuitamente scaricabile a questo indirizzo

@alranel

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